Andrea Dardi Popolo Delle Libertà Lodi costruiamo il futuro a destra - PDL LODI


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Le interviste

La casa di Andrea

In questa nuova sezione del sito pubblicherò delle mie riflessioni sull'attualità politica nella forma di interviste, vale a dire Andrea Dardi intervisterà Andrea Dardi, si pone le domande... e risponde! Le intervsite sono disposte in ordine cronologico, partendo dalla più recente sino ad arrivare a quella più "vecchia"!

INTERVISTA DICEMBRE 2011: la favoletta natalizia sull'islamizzazione

D: Consigliere Dardi, cosa ci dice questo mese? Qual è il suo consueto commento politico mensile?

R: Guardi, questo mese, dicembre, Le risparmio la tradizionale intervista.

D: Ah, e come mai?

R: Al posto della solita “intervista” vorrei raccontare una storia. Diciamo una “favola”, da raccontare ai bambini sotto Natale davanti al caminetto…. Un bel racconto dedicato soprattutto ai sostenitori della cittadinanza ius sanguinis (come il Signor Giogio Napolitano…). Sia ben chiaro: è una storiella volutamente provocatoria (direi provocatoria al cubo), che risente di un briciolo della mia follia! Ecco il racconto:
“Anno Islamico 1345. Anno Cristiano 2050. Nell’emirato della Valle del Po sorge il Sole, al canto del muezzin. Mohamed Alì sale come ogni giorno sul minareto della moschea di quella che un tempo fu piazza Duomo, recitando la sura mattutina, al grido di Allah Akbar.
I pochi italiani rimasti devono sopportare questo “canto” ben cinque volte al dì, e vengono svegliati dalla preghiera delle sei del mattino.
Oramai i “lodigiani doc” sono una minoranza della popolazione, e si sono dovuti adeguare alle leggi della Sharia: l’islamizzazione dell’Occidente, e con esso dell’Italia, spauracchio agitato da quella “pazza” di Oriana Fallaci, era divenuta realtà.
Pian piano, nel corso degli anni, la presenza in città di immigrati mussulmani era andata infatti crescendo: prima erano qualche centinaio, poi divennero qualche migliaio. Il peccato originale fu proprio l’esaltazione del multiculturalismo di alcuni che si tradusse in provvedimenti legislativi: il Governo Monti tanti anni prima, nel 2011 regalò la cittadinanza secondo il criterio “ius soli” e il diritto di voto agli extracomunitari dopo soli 5 anni di residenza in Italia. Ciò fece da calamita per flotte di immigrati, soprattutto di religione islamica. Già gli extracomunitari giungevano in Italia attirati dall’assegno di disoccupazione concesso “a go go” e dalla priorità ricevuta nell’assegnazione delle case popolari, ma con la “novità” 2011 del Governo Monti giunsero a milioni. Un extracomunitario aveva così tutto: vitto, alloggio e diritto di voto regalato.

Così, alle prime elezioni locali, salì al potere una lista che si inspirava ai versetti del Corano: da lì in poi, la vita della città cambiò radicalmente.

Fu emanata un’ordinanza che, in adempimento alla Sharia, vietava la vendita e la consumazione di alimenti di provenienza suina: i salami lodigiani, i cotechini, le salsicce, i salumi in generale, furono tutti aboliti. La macellazione islamica (halal), che prevedeva lo sgozzamento degli animali senza che questi fossero prima storditi, una tipologia di macellazione che decenni prima era combattuta dagli animalisti, divenne la normalità.

Vennero poi imposti burqua e niquab a tutte le donne. La pratica dell’infibulazione divenne poi la prassi.

Quelli che secondo alcuni dovevano essere “i nuovi cittadini italiani”, vale a dire I figli degli immigrati nati sul suoli italiano, si rivelarono in realtà più integralisti ed estremisti dei genitori: erano infatti più numerosi dei cittadini italiani cristiani ed ora avevano la possibilità concreta di creare un “califfato mondiale”.

Fu consentita la poligamia: come prevedeva il Corano, ogni “nuovo lodigiano” poteva sposare sino a quattro donne.
Queste furono interdette da tutti gli uffici pubblici e da qualsiasi attività lavorativa. Furono inoltre obbligate a circolare in città solo all’alba, quanto ciò si aveva la certezza che c’era poca gente in giro – e quindi pochi uomini. Il resto della giornata dovevano passarlo chiuse in casa. Non potevano guardare dalle finestre delle loro abitazioni, sennò venivano malmenate dai mariti.
Il venerdì – giorno di preghiera - divenne giorno di chiusura delle attività commerciali, sostituendo così la domenica. Tutte le feste cristiane – Natale, Pasqua – furono abolite, come anche i festeggiamenti del S. Bassiano, patrono della città. In compenso, nel periodo nel ramadam fu ideata la “notte bianca del ramadam”. Presepi e crocifissi furono ammassati e messi al rogo. I cimiteri cristiani furono chiusi e rimpiazzati dai cimiteri islamici, dove i corpi venivano rigorosamente rivolti verso La Mecca, come da precetti del Corano.

In Piazza Mercato fece la sua comparsa un suk specializzato in spezie – in particolare curcuma – e poi in cus cus, kebab e tajin.
A palazzo Broletto, al posto del Consiglio Comunale, fu instaurato un Gran Consiglio della Sunna, cioè dei fratelli mussulmani. Ovviamente riservato a soli uomini, i quali per regolamento dovevano indossare almeno il turbante o la kefiah.
Negli edifici delle scuole primarie e secondarie, e quindi al Bassi, Maffeo Vegio, Gandini, Verri, Bassi e negli altri istituti scolastici, furono aperte delle medersa, ossia delle scuole coraniche, decorate di tutto punto con pietre dal Pakistan ed arabeschi..

Accadde poi un fatto analogo a quello del 1453, quando la cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli, capitale bizantina appena caduta nelle mani dei turchi ottomani , fu sfregiata e convertita in moschea. Lo stesso destino toccò alle Chiese di Lodi: gli affreschi di San Francesco, San Lorenzo e dell’Incoronata furono coperti con una mano di intonaco, secondo il precetto che vietava agli islamici di raffigurare Dio con dipinti.
I bei campanili divennero minareti, sulla cima dei quali vennero collocate mezze lune islamiche splendenti alla luce del Sole: quello che un tempo era il “lodigiano, terra di Chiese e campanili” divenne terra di minareti. Grandi tappeti persiani furono acquistati dal sultanato di Teheran, città gemellata con l’emirato di Lodi. All’ingresso di ogni moschea vennero poste delle scarpiere, affinché tutti i fedeli potessero depositarvi le proprie scarpe prima della preghiera.

Preti, suore e monaci furono costretti a convertirsi all’Islam: coloro che non si piegarono a questa violenza degli islamici venivano cacciati nel califfato di Roma ai lavori forzati, per completare l’opera di costruzione di una grande mosche che avrebbe preso il posto della Basilica di San Pietro, opportunamente rasa al suolo.
Quel che un tempo era considerata la Kasbah – cioè via Lodino e limitrofe – divenne una sorte di ghetto in cui vennero segregati i pochi italiani rimasti in città, conducendo una vita grama, gravati da tantissime nuove tasse imposte ai kafiruna (infedeli).

I poveri italiani si lamentavano dei loro avi che non vollero capire il rischio di una potenziale invasione islamica. Accecati dal perbenismo avevano infatti varato leggi sull’immigrazione che portarono ad un massiccio esodo di mussulmani dai loro Paesi d’origine. Il voto agli immigrati fu poi il colpo di grazia.
Ora questi italiani pagavano gli errori dei loro predecessori”

P.s: Questo post vuole essere provocatorio, anche se lo scenario dipinto non è così improbabile in un prossimo futuro. Meditate sul vostro atteggiamento verso temi come l’immigrazione e l’Islam!


INTERVISTA NOVEMBRE 2011: "Errore politico appoggiare Monti"

D: Consigliere Dardi, come giudica l'appoggio del PdL al Governo Monti?

R: Cosa ne penso? Penso che il PdL abbia fatto un errore politico madornale che pagherà amaramente nelle urne. Il PdL doveva, al massimo, dare l'appoggio esterno per un governo transitorio , a "tempo", che traghettasse il Paese verso nuove elezioni anticipate per maggio-giugno 2012.
Se un Governo cade, devono essere i cittadini a decidere con il voto il nuovo Esecutivo.
Il Governo Monti non è legittimato dal voto popolare: questo significa violentare la democrazia italiana.
Un conto era appoggiare un Governo di transizione che portasse a nuove elezioni, un conto è dare carta bianca ad un Governo che duri sino a fine legislatura, sino al 2013, cioè per un anno e mezzo.

D: Cosa pensa riuscirà a fare il Governo Monti?

R: Monti è una persona per bene, un gran signoro. Spero di sbagliarmi, ma temo che Monti non riuscirà a fare nulla. O meglio, riuscirà a combinare poco o nulla. Ricorro ad un esempio concreto: tema pensioni. Riforma previdenziale. In Parlamento non ci sono i numeri per approvare una riforma di questo tipo: la Lega è contraria, il Pd anche, l'Idv idem. Già la somma dei voti di queste forze non permettere di metter mano ad una riforma previdenziale.
Tema patrimoniale: il PdL non ne vuol sapere, la Lega tendenzialmente non ne vuol sentir parlare. Solo Pd e Idv sono dichiaratamente a favore. Quindi, anche sul tema patrimoniale, non ci sarebbero i numeri.

D: Giudizio sul Governo Monti?

R: Come già detto, Monti è una persona capace, per bene, competente. Il suo curriculum parla da solo. Ma la squadra di Monti mi lascia perplesso, eccome, è pieno di finti-tecnici. Da Corrado Passera, che come è noto è simpatizzante e finanziatore del PD, a Profumo, che era un papabile candidato sindaco per il Pd a Torino, più altri tecnici "prodiani" o comunque sia vicinissimi a Prodi. Ecco, che il PdL appoggi un Governo di questo tipo è proprio una porcata

D: Cosa dovrebbe fare il PdL ora?

R: Il PdL doveva spingere per elezioni anticipate, e dovrebbe spingere anche ora per le elezioni politiche anticipate. Il PdL deve comunque vigilare sull'attività del Governo Monti : non deve assolutamente votare per una patrimoniale, né per reintrodurre l'Ici sulla prima casa, né per la revisione catastale sulle seconde case, né per un prelievo coatto dai conti correnti. Un voto favorevole su questi temi da parte del PdL sarebbe rinnegare i valori e le idee del PdL e provocherebbe una vera e propria ribellione della sua classe dirigente e del suo elettorato. Per quanto mi riguarda, se il PdL dovesse votare a favore di una patrimoniale … bè, sarebbe a mio avviso MORTO.


INTERVISTA LUGLIO 2011: "Dal Governo tagli ai costi della politica"

D. Consigliere Dardi, soffia impetuoso il vento “anti casta”, cresce il malumore dei cittadini verso la classe politica, blog e siti che “svelano” i “segreti della casta” spopolano fra gli utenti del web. Insomma, che succede?

R. Sicuramente in questi ultimi tempi c'è un diffuso malcontento fra i cittadini verso la politica in generale e la classe politica in particolare, non abbiamo scoperto l'acqua calda. Anche se c'è chi – come Di Pietro – cavalca l'anti politica con una becera demagogia. Ma prima di rispondere alla Sua domanda, mi faccia fare un passo indietro. Vorrei ricordare che è stata appena varata una manovra economica “pesante”, parliamo di 48 miliardi di euro, seppure “spalmati” in tre anni, incentrati su tagli e rincari. Più precisamente di questi 48 miliardi circa il 60% è costituito da nuove entrate: alias dall'introduzione di nuove tasse o l'aumento di quelle esistenti. Così si spiega l'introduzione del ticket da 25 euro per i codici bianchi, il ticket da 10 euro per le visite specialistiche e le analisi, l'aumento del bollo sulle comunicazione deposito titoli sopra i 50 mila euro e l'aggravio per la tassa sulle super auto, taglia alle pensioni più “sostanziose”, l'aumento dell'Irap su banche, società finanziarie ed imprese di assicurazione. Sicuramente una manovra che reputo più degna di Vincenzo Visco perché a mio avviso va a colpire il “ceto medio”, ma un provvedimento necessario per raggiungere l’ambizioso traguardo del pareggio del deficit entro il 2014 e per garantire una certa stabilità economica al nostro Paese.

D. Insomma, si mettono le mani nelle tasche degli italiani.

R. Sì, esatto, in palese contrasto con lo spirito del programma elettorale del 2008. Va anche detto però che, ai quei tempi, nessuno poteva prevedere una crisi economica di dimensioni epocali che avrebbe richiesto grandi sacrifici. La mia critica comunque è che questa manovra è sbilanciata troppo sull'introduzione di nuove entrate che sul fronte dei tagli. Provvedimenti come la “flat tax” al 20% penso rimarranno solo dei sogni nel cassetto, un vero peccato. Non sto a dilungarmi sui benefici di un regime fiscale di questo tipo, gli effetti sono noti ai più.

D.Ma questa manovra ha previsto qualche taglio ai “costi della politica”?

R. Dunque, qualcosa è stato fatto, poco, ma è stato fatto. Noi qualcosa abbiamo fatto su questo fronte, mentre certi soloni del Pd parlano tanto, quando in realtà sono i primi “papponi”: vorrei ricordare che è a causa loro che è stata bocciata la devolution con il referendum costituzionale del 2006, e questo provvedimento avrebbe previsto quel dimezzamento del numero dei parlamentari che tanti oggi chiedono a gran voce, oltre ad un nuovo assetto istituzionale più consono ai nostri tempi.
Comunque in questa manovra è stato previsto il livellamento degli stipendi dei politici italiani alla media europea a partire dalle prossime elezioni, parliamo poi di un taglio, seppur timido, ai rimborsi elettorali. Sicuramente poteva essere fatto molto di più., ma è un primo segnale. In un momento di vacche magre anche la classe politica deve mettersi a dieta, su questo siamo tutti d'accordo. C'è chi poi ha un approccio demagogico in materia, un approccio che fa male alla politica, con una generalizzazione di tutta la classe politica, con il ricorso a slogan tipo “Sono tutti uguali, sono tutti papponi, sono tutti parassiti, mandiamoli tutti a casa” di certi Grillo, Di Pietro e Vendola.

D. Voi del PdL siete forse “diversi”?

R. Di certi non cavalchiamo in modo demagogico la questione del taglio ai costi della politica così come fanno altri, troppa demagogia fa male, molto male, alla Politica. Ci vuole un approccio serio e propositivo su questa materia.
Noi parliamo coi fatti: come già detto la riforma costituzionale del 2006 fatta dal precedente Governo Berlusconi poteva essere un buon punto di partenza su questo fronte. E' da giudicare poi positivamente il pacchetto di proposte presentato dal Ministro Calderoli all'unisono con il Governo. Fra le altre è prevista la riduzione del numero dei membri della Camera dei Deputati dai 630 attuali a 250 e i parlamentari riceverebbero “un'indennità stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti”, una sorta di gettone di presenza insomma, andando così a punire i parlamentari assenteiste, che sono tanti in parlamento. Verrebbe introdotto il Senato federale composto da 250 senatori, sessantacinque in meno rispetto agli attuali 315. Sempre nello stesso pacchetto verrebbe introdotta al sfiducia costruttiva su modello tedesco e un premierato forte, il Presidente del Consiglio diverrebbe infatti “primo ministro” e potrebbe nominare e revocare i ministri, i viceministri e i sottosegretari che presterebbero giuramento nelle sue mani.

D. Un'ultima domanda. In merito alla riduzione delle province a che punto siamo?

R. Questo è un tasto dolente. Giusto poche settimane fa è stata affossata in parlamento una proposta che prevedeva l'abolizione delle province e penso che in quell'occasione in PdL abbia fatto una figura grama.
Ritengo che sia necessario ridurre la burocrazia del nostro Paese e di tutti i relativi costi che essa comporta, urge tagliare i costi della politica partendo con un'abolizione graduale, ma totale, dell'ente provincia. Perché non cominciamo dalle province più grandi, ove deve essere istituita la città metropolitana, sino ad arrivare anche alle più piccole province d'Italia. Le 110 province del nostro Paese costano 17 miliardi all'anno, mentre gli stipendi dei politici provinciali ammontano a 115 milioni di euro. Le spese annue sono lievitate del 70% dal 2000 ad oggi. Abolendole lo Stato guadagnerebbe secondo stime fra i 4.5 e i 5 miliardi di euro ogni anno.
Reputo necessario dare attuazione a questo punto fondamentale del programma elettorale del PDL delle elezioni politiche del 2008, serve per dare segnale importante ai nostri elettori e, ancor di più, un segnale significativo contro l'anti politica dilagante.
Io ho infatti aderito alla petizione del quotidiano "Libero" per l'abolizione delle province, nella speranza che vengano raccolte decine di migliaia di firme, in modo da dare un segnale forte ai piani alti della politica.

INTERVISTA LUGLIO 2011: "Il PdL riparte da Mirabello"

D. Consigliere Dardi, ben tornato dalla “Festa della Libertà” di Mirabello. Allora, abbiamo ascoltato le belle parole del neo segretario politico Angelino Alfano e di tutto lo stato maggiore del partito: cosa ne pensa, il PdL può davvero ripartire da Mirabello?

R. Innanzitutto mi permetta di fare una piccola considerazione. Per chi proviene da una militanza di Destra la piazza di Mirabello ha un valore storico, denso di significati: è stata la piazza dove, per ben trent'anni, si è tenuta la Festa Tricolore prima come Msi, poi come An, quella piazza I maggio i cui ogni estate Almirante teneva puntualmente il suo comizio atteso da tanti. Era un momento di ritrovo di tutta una comunità. Tornare in quel luogo dopo l'inquinamento da parte dei finiani, che in extremis avevano “scippato” quella piazza per fare la prima festa di FLI l'anno scorso, è stata una soddisfazione: dopo il “Secolo d'Italia” anche un altro elemento simbolo della Destra italiana, la piazza di Mirabello, torna a casa.

D.Sì, ok, ma veniamo al dunque. Come giudica il discorso di Alfano? Possiamo dire che il PdL riparte da Mirabello dopo le batoste elettorali della scorsa tornata amministrativa?

R. Dunque, andiamo con ordine. Alfano ha espresso dei buoni propositi, anzi, degli ottimi propositi: ha parlato di un partito fondato sui valori della militanza, un partito delle sezioni, un P.D.O (“Partito degli onesti”), dalle regole chiare e delle sanzioni. Chi "sgamrra" viene messo alla porta. Insomma, ho ascoltato tante belle parole che noi di Destra ci aspettavamo da tempo.
Soprattutto il passaggio sulle "regole" era atteso, perché il nostro partito, il PdL, in diverse realtà locali ha una struttura anarchica: sembra il feudalesimo, con un Imperatore (il Presidente Berlusconi) e, sotto di lui, tanti vassalli, valvassori, i valvassini in lotta fra di loro, con alcuni ras locali che si gestiscono il partito sulla base di oligarchie come fosse una cosa di loro proprietà. Proprio per scongiurare il pericolo di qualche “furbata” di qualche ras e di qualche “signore delle tessere” prima di procedere a congressi o a primarie servirebbero delle regole chiare. Per costruire un partito “partecipato” , aperto ai militanti e ai simpatizzanti bisogna anche rendere più economica la tessera al PdL: può sembrare un discorso marginale, ma pagare 50 euro per una tessera di partito in un periodo di crisi economica come quello attuale può anche essere difficile per alcune famiglie.
Bene hanno fatto poi La Russa, Meloni e Scoppeliti a presentare un "codice etico" per assicurarsi che chi entra nel PdL sia una persona pulita: troppe persone disoneste si sono nascoste dietro la "persecuzione giudiziaria" di Berlusconi quanto in realtà andavano sbattute fuori senza tanti tentennamenti.
Se Alfano comunque dovesse riuscire a dare seguito almeno ad un 30% di quello che ha detto a Mirabello, potremmo vincere a mani basse le elezioni del 2013. Le premesse per un cambiamento ed una “rivoluzione” pidiellina ci sono, ora attendiamo i fatti.

D. Quindi secondo lei “c'è speranza” per una riscossa del PdL. E, senta un attimo, nel PdL oggi assistiamo alla presenza di più “correnti” , anzi, “anime”, in competizione, se non in lotta fra loro. Ognuna di esse rivendica spazio nel PdL: ci sono i dc di Scajola, i socialisti di Cicchitto, i socialisti della Craxi, quelli di Brunetta, poi c'è il gruppo di “Liberamente” di Frattini, Carfagna, Gelmini, poi ci sono i circoli della Libertà della Brambilla, i circoli del Buongoverno di dell'Utri, c'è Comunione e Liberazione.... questa è parte della geografia politica interna al PdL oppure mi son perso qualcosa nell'elenco?. Lei a quale “area” fa riferimento? Si definisca poi politicamente con tre parole.

R. La “galassia” PdL è ben più ampia di come l'ha descritta Lei e presenta mille sfaccettature locali. Semplicemente io mi ritrovo in quella che è la Destra nel PdL, rappresentata a livello nazionale da La Russa, Gasparri, Meloni, Scopelliti, Nania, Mantovano e tanti altri. Mi permetta però una piccola precisazione sulla presenza di diverse "correnti e spifferi" nel PdL: troppe volte le associazione-fondazioni politico-culturali di area operanti a livello nazionale agiscono proprio da vere correnti interne al PdL,spesso come gruppi di “affari”, anziché apportare il loro contributo in termini di idee, progetti, convegni così come dovrebbe fare una struttura politico-culturale di area. Ci sono diverse sensibilità culturali interne al PdL ed è legittimo che queste esprimano le loro opinioni... ma talvolta, questa associazioni d'area danno l'idea di una “Babele PdL”, danno l'immagine di un partito caotico e confusionario.
Quanto alle tre parole per definirmi politicamente, se proprio vogliano ricorrere ad un'etichetta: “
Destra Conservatrice e Nazionalpopolare”.



INTERVISTA GIUGNO 2011: "Il PdL cambi o andiamo tutti a casa"

D. Partiamo dalla batosta elettorale ricevuto dal PdL meno di un mese fa, in cui sono state perse roccaforti storiche del centrodestra come Milano, Cagliari e una miriade di comuni della Brianza. Quali sono i fattori che hanno portato ad un risultato così disastroso del PdL?

R. Il PdL paga la scelta di una struttura “leggera”, anzi pressoché inesistente sul territorio. Il partito, dalla sua fondazione al congresso di Roma del 2009 ad oggi, non si è mai radicato sul territorio. Vedrò di spiegarmi meglio. Le faccio un piccolo esempio, non per rivendicare la provenienza da Alleanza Nazionale, ma per sostenere la necessità di un partito pesante sul territorio: un tempo quando eravamo AN sulla soglia delle sede ogni mese ricevevamo uno scatolone di volantini e un “rotolone” di manifesti per una campagna a tema, ogni mese c’era una campagna a tema, che illustrava l’attività del Governo, avanzava proposte con raccolte firme, illustrava alcuni “punti di vista” sui temi politici a noi cari. Ora, questo è un piccolo esempio, ma da quando siamo entrati nel PdL non esiste più nulla di ciò: il partito a livello nazionale sotto l’aspetto delle campagne tematiche, della propaganda, della comunicazione è del tutto assente. Quale campagna a tema ha lanciato il PdL in questi due-tre anni? Solo la raccolta firme “O Berlusconi o elezioni” a sostegno del Governo nel momento in cui l’esecutivo era in crisi. Null’altro. Ogni sezione locale si deve “arrangiare”: così abbiamo fatto noi con l’Associazione Lodi Protagonista, che è stato un ottimo strumento di lavoro, con cui abbiamo colmato le carenze del PdL con gazebo, conferenze, incontri a tema, presenza sul web.

D. E poi? Non può ridurre il discorso solo alla grave carenza di campagne tematiche/propaganda. Quali altri elementi hanno portato alla disfatta del PdL?

R. Ripeto, il PdL paga lo scotto di alcune scelte fatte all’inizio a monte. Oltre all’assenza totale di campagne a tema, c’è da dire che il partito è inesistente sul web. Oggi in Italia secondo statistiche ci sono circa 30 milioni di persone che usano correntemente Internet e circa 18 milioni di queste sono iscritte a face book, il più diffuso social network. Le campagne elettorali oggi si combattono anche sul web, si è visto anche con la campagne referendaria, ed è evidente che in futuro le campagne elettorali si faranno sempre più su internet. L’utente sul web si informa, trova notizie, può confrontare programmi, idee, proposte dell’una e dell’altra parte politica, ha la possibilità di iscriversi e di discutere in forum a tema… ma il PdL è assente. La Sinistra domina il web, ha un’ottima struttura di siti internet aggiornatissimi e ricchi di informazioni, ha “occupato” i social netto, il centrosinistra oltre al radicamento tradizionale delle sezioni, dei gazebo, della militanza ha conquistato il web. Si immagini un elettore diciamo “indipendente” che ha cercato in un qualsiasi motore di ricerca informazioni sulla legge Ronchi, sui provvedimenti sul nucleare del governo, sul legittimo impedimento… sul web quali informazioni pensa abbia trovato? Solo informazioni del centrosinistra. Perché? Perché il PdL è inesistente sul web!

D. D’accordo, carenza di campagne tematica, nessuna propaganda, assenza dal web… quale altro “ingrediente” ha contribuito al “mix letale” per il Popolo della Libertà?

R. Anche la base e parecchi dirigenti mi pare abbiano “snobbato” il valore della militanza: posso capire che alcuni amici del PdL non siano abituati per tradizione a fare gazebo, a mettersi all’opera per volantinaggi, ad organizzare incontri informativi, insomma, posso capire che non abbiano a cuore il valore della militanza, però, diamine, dopo 3 anni dalla nascita di un partito, se c’è davvero la buona volontà, ci si rimbocca le braccia e ci si mette all’opera: ciò non è accaduto. La conseguenza delle carenze sino ad ora citate abbia prodotto un allontanamento del partito dagli elettori, i cittadini hanno visto e ascoltato solo la “voce sinistra”, che ha potuto raccontare e dire di tutto e di più senza che nessuno parasse il colpo.

D. E poi?

R. L’idea di fare poco o nulla sul territorio pensando di “tirare a campare” grazie all’onda lunga, al gradimento che (fu) alto del Governo e del premier è stata una scelta deleteria. Il PdL non si è strutturato e nel momento in cui si è incrinata l’immagine del Governo il PdL ha avuto una mazzata epocale, perché assente a livello territoriale. Questo vale per tantissime realtà.

D. La soluzione?

R. In primis un bagno di umiltà per tutti. Basta poi a questa separazione discriminatori a far “ex Fi” e “ex An”. E ci si rimbocchi le maniche per costruire un partito “pesante”, radicato, strutturato, presente sul territorio con iniziative, che fa vedere di “esistere” e che comunica dei messaggi chiari con campagne a tema. Partano poi i congressi, ma secondo schemi molto chiari e precisi, che evitino i “signori delle tessere” e meccanismi come quello dei “delegati”, che possono causare imbrogli.

D. Sia più sintetico, per cortesia!

R. Ha ragione, mi sono dilungato un po’ troppo. Sinteticamente: si dia vita ad un partito pesante, un partito delle sezioni e del web.


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Andrea Dardi un militante in Comune: Dardi è consigliere comunale per il Popolo della Libertà - PDL in Comune a Lodi, presidente provinciale della Giovane Italia e dell'Associazione Lodi Protagonista

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